AUTONOMIA DIFFERENZIATA E PRESIDENZIALISMO: SE N’E’ PARLATO AD ORISTANO RICORDANDO RAFFAELE MANCA [ADRIANO SITZIA]

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Il tema dell’autonomia differenziata – ed il relativo disegno di legge, presentato dal ministro Calderoli! – sta iniziando a trovare quegli spazi che, secondo me, merita. E non mi riferisco alla qualità della proposta fatta dal navigato politico bergamasco, quanto alla ormai evidente necessità per questo decadente Paese di una grande trasformazione innanzitutto politico-istituzionale e amministrativa.
Così ieri sera, per iniziativa della Fondazione Berlinguer, nella sala di via Canepa 58, si è svolto un incontro su ‘Presidenzialismo e Autonomia differenziata‘. E’ stata anche l’occasione per ricordare la figura dell’ex parlamentare Raffaele Manca, recentemente scomparso – lo hanno fatto il moderatore della manifestazione, Gabriele Calvisi, e, soprattutto, l’on. Tore Cherchi con un profondo intervento che ne ha ricostruito la figura di uomo politico formatosi in quel clima di diffusa rinascita innanzitutto culturale, che caratterizzò la sinistra sarda già dal secondo dopoguerra e ne permise l’affermarsi in tanti piccoli centri – e per presentare il libro a più voci ‘La deriva dell’autonomia differenziata. E la Sardegna?‘, curato dallo stesso Cherchi e dallo storico Gian Giacomo Ortu.
L’incontro prevedeva una illustrazione tecnico-giuridica del tema da parte del professore Gianmario Demuro, una serie di interventi programmati e un dibattito con interventi del pubblico.
Demuro prima ha affrontato il nodo del presidenzialismo, premettendo che, in mancanza di una vera proposta e neppure di (anche) vaghe indicazioni sulla direzione che l’attuale maggioranza ha in mente, si può solo ragionare in termini generali. Il costituzionalista cagliaritano però ha voluto sottolineare che dovrebbero essere evitati tutti quei modelli a fortissima accentuazione del ruolo e potere del vertice dell’esecutivo, sia perché estranei alla nostra cultura politico-istituzionale, sia perché la loro adozione significherebbe andare in direzione contraria all’attuale, consolidato assetto parlamentare della nostra democrazia. D’altronde, se lo scopo di una riforma in tal senso – ha proseguito Demuro – è quello di dare effettiva stabilità agli esecutivi politici, evitando così le ormai troppo frequenti derive “tecniche” o “di unità nazionale”, che, tra le altre cose, stanno svilendo il ruolo ed il potere stesso del Parlamento, non mancano modelli cui fare riferimento.
Sull’autonomia differenziata Demuro ha subito premesso che, nel quadro dell’inscindibile unità nazionale, la democrazia regionale deve essere differenziazione, perché ogni realtà territoriale ha le sue peculiarità e caratteristiche che devono essere valorizzate.
Nello specifico, però, una riforma che ha come punto di partenza una diversa ripartizione delle risorse a favore di aree, dove i cittadini hanno già una maggiore capacità fiscale e quindi maggiori e migliori servizi e infrastrutture, non può non condurre almeno ad un’accentuazione degli squilibri tra regioni con tutti i conseguenti rischi per la stessa tenuta del sistema oltre che per i diritti fondamentali di tutti gli italiani. Tra l’altro, secondo Demuro, appare quantomeno singolare l’accoppiata presidenzialismo-autonomia differenziata, anche se la stessa sembra soprattutto rientrare in una strategia propagandistica con poche possibilità di tradursi in effettive e operative riforme.
Infine, Demuro ha rimarcato che non può esserci alcun rapporto tra autonomia differenziata e specialità sarda, perché la nostra autonomia ha il suo fondamento solo nello Statuto sardo, che è legge costituzionale, per cui, se si intende intervenire su funzioni e competenze, si può solo ed esclusivamente modificare lo statuto. “Non serve a nulla – ha concluso Demuro – inserire un comma sull’insularità nel disegno di legge di Calderoli!“.
Poi è intervenuto il presidente regionale di Legacoop Claudio Atzori, ultimamente molto presente nel dibattito sul tema. Atzori, ha stroncato senza “se” e senza “ma” l’autonomia differenziata, sia nello specifico della tragica situazione economica della Sardegna, per la quale sarebbe un disastro, sia in generale perché, in un momento in cui “servirebbero invece aggregazioni di tipo sovranazionale per gestire le tante e gravi emergenze che ci troviamo ad affrontare, una soluzione come questa provocherebbe una pericolosa frammentazione delle politiche pubbliche in un’Italia fatta solo da regioni speciali“.
Infine un giudizio ugualmente molto negativo Atzori lo ha espresso anche sul tormentone, tutto sardo, che si intitola “insularità”.
La sindaca di Guasila, Paola Casula, innanzitutto ha rimarcato i diversi profili di incostituzionalità del disegno di legge Calderoli. Entrando poi in medias res ne ha indicato una serie di aspetti negativi e preoccupanti, tra cui il rischio per le regioni a statuto speciale di “diventare più ordinarie delle attuali regioni ordinarie“. In particolare, per quanto riguarda lo Statuto sardo, la giovane prima cittadina guasilese ha sottolineato che questa carta ormai ha tre quarti di secolo, per cui avrebbe bisogno almeno di essere adeguata ai tempi, meglio se rafforzata. In questo senso il grande pericolo che la nostra regione corre, in mancanza di un adeguato scudo normativo e di un’autonomia forte, è quello di subire una decisa accentuazione della sua perifericità socio-economica.
Anche i Comuni sardi sono a rischio di non poter più garantire i servizi, se dovessero venir meno quegli strumenti finanziari, come il fondo statale di solidarietà comunale, che oggi ci consentono di andare avanti“, ha concluso Casula.
Dopo questo intervento si è aperto il dibattito, a cui hanno voluto dare il loro contributo diversi rappresentanti del PD oristanese. Tra questi alcuni sono apparsi decisamente fuori dal coro. Così il segretario cittadino Roberto Martani, dopo aver definito il disegno di legge Calderoli una “bufala”, in quanto non diventerà mai legge, ha sottolineato quella che è la sua vera pericolosità: “questa proposta niente più che propagandistica – ha detto – sta però gettando un seme, che più avanti può effettivamente diventare altro“. D’altro canto – ha proseguito – “è giunto finalmente il momento in cui questa sbandierata unità nazionale non sia solo raccontata ma effettivamente attuata“.
Secondo Martani un’altra grande bufala politica è l’insularità, “che ormai viene infilata dappertutto, senza che ci cambi niente“. Invece in Sardegna, e, in particolare, nel partito, che l’autonomia non deve solo dichiararla ma effettivamente esercitarla a favore dei sardi, occorre aprire un confronto e un dibattito per capire e fissare quale livello di autonomia si vuole effettivamente esercitare, partendo da ciò che già è contenuto nello Costituzione e soprattutto nello Statuto: “serve in questo senso sapere ciò che vogliamo per la Sardegna per proporlo a tutta la società sarda“.
La proposta di Calderoli – ha concluso Martani – deve essere per il PD sardo una sfida, che ci mette nelle condizioni di reagire appropriatamente: sfruttiamola!“.
Ancor più pirotecnico è stato l’intervento dell’ex sindaco di Oristano Guido Tendas, che ha esordito esortando anche il PD a non rimanere sempre in stand by ma ad organizzare eventi come questo sull’autonomia differenziata e su altri argomenti importanti ed al centro dell’attenzione.
Tendas poi ha espresso il suo rammarico per l’addio al partito di Cottarelli, di cui ha apprezzato il gesto di aver lasciato – contrariamente alle abitudini italiche – il seggio parlamentare, suscitando per questo la reazione rumorosa di qualche astante (“certo, va a guadagnare molto di più“, s’è sentito rispondere). “Il PD deve essere un partito di competenti, non di intellettuali del nulla“, ha ribattuto Tendas, auspicando che tra le riforme costituzionali, di cui non bisogna aver paura purché producano un sistema democratico, efficiente ed equilibrato, ci possa essere anche quella del vincolo di mandato, onde evitare di assistere alle migrazioni da una parte all’altra, sempre più frequenti e sempre meno trasparenti.
Quanto al presidenzialismo, l’ex sindaco ha sottolineato che non si deve aver nessun timore di affrontare questo tema: l’Italia poi ha già accumulato proposte ed esperienze in tal senso, tra cui quella che ha profondamente riformato le autonomie locali negli Anni 90 e che tutto sommato ha funzionato. La stessa può essere una valida base di partenza per una soluzione che dia stabilità e continuità all’azione di un esecutivo.
Per quanto riguarda la specialità sarda, secondo Tendas, la classe dirigente isolana dovrebbe farsi un serio esame di coscienza sull’uso parziale e limitato che dello Statuto sardo è stato fatto: uno Statuto in generale sfruttato poco e male! Ma uno Statuto che dobbiamo innanzitutto difendere e difendere ad ogni costo, così come l’autonomia speciale, e semmai renderla ancor più forte. Purché poi la si sfrutti.
Da segnalare anche gli interventi dell’ex consigliere regionale Antonio Solinas e dell’ingegnere Giampiero Vargiu, già segretario cittadino dei DS.