DAI ‘QUADERNI ORISTANESI’ AD ‘ARISTANA’ [ADRIANO SITZIA]

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Ieri sera, in un affollato e anche per questo diaforetico Teatro San Martino, è stato presentato il primo numero della rivista ‘Aristana‘, nuova pubblicazione made in Oristano. Lo hanno fatto il presidente della ‘Fondazione Oristano’, che ne è anche editrice, Francesco Deriu, il Sindaco Massimiliano Sanna, il professore Marco Cadinu, docente universitario e storico dell’architettura, che di ‘Aristana‘ è direttore scientifico, e il fotografo e architetto Stefano Ferrando, dello Studio Vetroblu, che ha contribuito con un suo lavoro a questo primo numero, dedicato al bicentenario della ‘Carlo Felice’.

Sia il Sindaco sia il presidente della Fondazione hanno sottolineato l’ambizione che sta alla base di questo progetto editoriale: l’ambizione di riprendere con continuità la encomiabile tradizione dei ‘Quaderni Oristanesi’. E “proprio da questo intento, particolarmente sentito – ha dichiarato Sanna – è nata l’idea di Aristana, che aggiunge un altro importante tassello al proficuo lavoro della Fondazione come braccio operativo culturale dell’azione dell’Amministrazione comunale. E alla Fondazione va il nostro plauso e ringraziamento”.
Da parte sua il presidente Deriu ha rimarcato il fatto che “per raccogliere degnamente l’eredità dei Quaderni Oristanesi si è voluta scegliere la strada più impegnativa, quella della rivista scientifica, che, in quanto tale, necessità l’attivazione di tutta una serie di organismi e di meccanismi, quali per esempio la scelta di un direttore scientifico e di un comitato scientifico; e quella di un settore specifico, in questo caso la storia dell’architettura e dell’urbanistica, necessario per la sua classificazione, ma individuato nell’ottica della valorizzazione della multidisciplinarietà e del coinvolgimento di una platea di studiosi la più ampia possibile e quindi di esperienze e di sensibilità diverse”. Deriu ha tenuto a ripetere che il progetto di questa pubblicazione ha l’ambizione della lunga continuità, che è già attivo il sito internet della testata, e che, proprio con questi propositi, il numero 2 è già in cantiere.

Il professor Marco Cadinu è entrato nel merito di questo progetto “che si venuto a delineare dopo un importante approfondimento ed attenta riflessione”. Secondo il docente cagliaritano “il nostro modo di essere rivista strizza l’occhio certamente al mondo universitario e scientifico, ma trattandosi di una rivista il cui editore, la Fondazione Oristano, si occupa anche di divulgazione storico-culturale, abbiamo inteso che la stessa fosse bella e interessante non solo da leggere ma anche da sfogliare, da guardare. Perciò abbiamo dato e ancora daremo una particolare importanza alla sua veste grafica ed alla parte iconografica”.
Ogni numero – ha proseguito Cadinu – affronterà uno specifico tema, sarà cioè monografico. Ma l’argomento scelto sarà declinato ed interpretato in senso multidisciplinare, da diversi punti di vista, cercando quell’equilibrio tra l’indispensabile e fondamentale approfondimento scientifico e una cordialità nel comunicarlo (grafica, foto etc.) che lo renda interessante anche per chi, non addetto ai lavori ma curioso, volesse affrontarne la lettura. In questo senso la rivista sarà in open access anche nel sito internet”.
Infine Cadinu si è soffermato sul tema del primo numero di ‘Aristana‘, quella che è la strada dei Sardi per antonomasia, la ‘Carlo Felice’, che fu un primo, importante segno di modernità nell’isola, fino a quel momento priva di importanti arterie stradali. Lo ha fatto prendendo le mosse dai vari modi in cui una strada può essere osservata e studiata, e degli scopi e significati non solo pratici che storicamente stanno alla base della sua realizzazione.
Proprio sviluppando questo ragionamento il docente cagliaritano, rilevato che il vecchio tracciato della ‘Carlo Felice‘ è stato in buona parte abbandonato, ha sottolineato l’importanza del recupero di questi tratti nell’ottica di una autentica riscoperta di quei paesaggi, oggi per lo più nascosti e sconosciuti, che caratterizzavano e caratterizzano ancor oggi la nostra Sardegna.

Gli interventi di presentazione della rivista sono stati chiusi da Stefano Ferrando, che ha illustrato in particolare il suo contributo ‘Fotografare il paesaggio della strada 200 anni dopo le vedute del Cominotti‘. Il riferimento specifico sono appunto le 16 vedute che, su incarico del capo-progetto Carbonazzi, Giuseppe Cominotti e Enrico Marchesi realizzarono, raffigurando diversi scorsi del territorio tagliato dalla nuova strada. “Infatti queste tavole – ha spiegato Ferrando – sono state insieme ispirazione e punto di riferimento per un lavoro, il mio e del mio team, essenzialmente fotografico, il cui modus operandi ha visto privilegiare una serie di specifici punti di osservazione: quello centrale, cioè la strada, quello dall’alto, quello sui bordi e quello dedicato a ciò che sta attorno alla strada”.
In generale la strada – ha proseguito l’architetto – è un elemento fantastico in grado di attivare tante sollecitazioni culturali e creative. In questo senso non mancano i precedenti, di cui fare tesoro. Infatti la strada è insieme paesaggio, tecnica, inventiva progettuale, struttura ecc.”.
Tra gli aspetti sviluppati nel suo contributo, Ferrando ha sottolineato “il confronto tra vecchio e nuovo tracciato, sia nei tratti, tra Cagliari e Oristano in cui per gran parte coincidono o si affiancano, sia da Oristano verso Nord, in cui i cambiamenti di percorso sono invece sostanziali”.

A questa nuova intrapresa editoriale, che nasce sotto i migliori auspici, va il nostro in bocca al lupo. E a questo augurio mi si consenta di affiancare, dal momento che siamo in tema di strade storiche, in cui però vecchio e nuovo sono accostati … malamente, un auspicio: che anche via Aristana possa in tempi brevi trovare una forma degna dell’importanza del nome.