BRUNO PALMAS (SINISTRA FUTURA): “SANITA’ IN SARDEGNA: C’E’ CHI AFFONDA E CHI RESTA A GALLA” [ADRIANO SITZIA]

0
249

Le vicissitudini della sanità oristanese degli ultimi giorni sono solo uno spicchio, per quanto grave, dei problemi del Sistema Sanitario sardo. La sanità sarda sta affondando inesorabilmente, il personale sanitario non ce la fa più, ma l’Assessore e i direttori generali restano tranquillamente a galla! Del resto, loro possono curarsi comunque, i Sardi non sempre”. Questo è l’incipit alquanto polemico del comunicato stampa di ‘Sinistra futura’, firmato stamani dal suo responsabile regionale per la sanità, dott. Bruno Palmas.
E’ l’ennesimo grido d’allarme che si aggiunge a quelli che, negli ultimi anni, si sono, incessantemente, levati dalla società e dalla stessa politica – in base al posizionamento o alla vicinanza con gli appuntamenti elettorali! – per denunciare il grave stato di prostrazione in cui versa la sanità oristanese, ed, in generale, quella sarda. Infatti, quasi quotidianamente l’informazione e i social pubblicano denunce, appelli, sollecitazioni, segnalazioni, preoccupazioni ecc. che giungono dai cittadini e dai territori – soprattutto periferici – sul complessivo disastro assistenziale in atto. E insieme a questi, anche analisi, ragionamenti, calcoli, persino qualche proposta da parte di commentatori più o meno “tecnici”. Va dato atto a Palmas di aver, in questo infausto periodo, sollecitato costantemente chi di dovere a intervenire nel concreto e mettendo da parte chimere propagandistiche o fumosi castelli in aria.
Da anni – prosegue il cardiologo oristanese – stiamo assistendo al progressivo impoverimento dei servizi sanitari in tutte le ASL della Sardegna, con una devastante ricaduta sulla salute dei Sardi, e, soprattutto, di quelli più emarginati. Gli ospedali sono al collasso, i Pronto Soccorso invasi da malati che non sanno dove sbattere la testa, la medicina di famiglia allo sbando, le guardie mediche chiuse, la prevenzione del tutto inesistente, la sanità territoriale distrutta, la medicina del lavoro decapitata (per questo parlano i morti su lavoro)”.
Immaginare in prospettiva le conseguenze di tale disastro e della – consapevole, voluta? – inazione dell’attuale governo regionale non è difficile. “Tutto ciò a chi giova? Se questa giunta regionale non produce soluzioni adeguate è evidente che dietro ci sia un disegno chiaro: la sostituzione del Sistema Sanitario pubblico, frutto di lotte e di battaglie di civiltà, con un esteso e ramificato sistema di sanità privata che garantisca lauti guadagni alle lobby degli affaristi in Sardegna”.
Bruno Palmas prosegue inoltre ricordando come la indisponibilità dei servizi si traduca direttamente in un impoverimento delle persone che hanno bisogno di curarsi, perché “tirare fuori i soldi per le visite mediche oggi significa fare una scelta dura e difficile, diventare più poveri o essere più malati. O magari entrambe le cose”.
L’esponente di Sardegna Futura conclude con un forte appello ai Sardi: “Nelle prossime settimane si verificherà un ulteriore profondo scadimento di molti servizi assistenziali, ma all’Assessore e ai direttori generali di questo centro destra, insensibile e rapace, sembra non importare nulla di tutto questo. Noi abbiamo soluzioni concrete pronte per il domani, ma oggi chiediamo ai cittadini un moto di ribellione: a fora’ sa tirannia!”.
Ora, è fin troppo evidente che la Sardegna sconti sempre di più le conseguenze dei suoi storici mali. Tra questi uno scadente livello di autocoscienza della propria dimensione, innanzitutto politica, dell’essere “popolo”, “nazione”. Le tragicomiche avventure della continuità territoriale e l’infinita soap ”Insularità”, ultima grande “p.p.i.c.” della nostra politica legata alle sigle romane – e, ultimamente, anche pontidesi – oggi sono, forse, i due più clamorosi “effetti senza effetto” di questo atavico ritardo culturale.
Ma la Sardegna sconta anche una mancanza di visione del suo futuro. La sua classe politica, miope – per non dire altro! -, non vuole uscire dalla logica bipolare Cagliari-Sassari, in particolare riservando al centro dell’isola misere mancette. Infrastrutture, servizi, collegamenti, ecc. tutti o quasi nei/per i due poli!
Oggi un grande conoscitore della sanità sarda, Franco Meloni, su L’Unione propone una “medicina d’iniziativa“, che dovrebbe tradursi nel “prendersi cura” del paziente prevenendo per quanto possibile i futuri rischi di natura sanitaria collegati al suo stato. Lo stesso Meloni annuncia che da qualche parte nell’isola, pur tra mille difficoltà – non stento a crederlo! – questo lo si sta già facendo (dunque anche in Sardegna, come nel Sahara, qua e là ci sono ancora oasi). Ecco, anch’io proporrei un qualcosa di simile, ma per la politica: una buona, forte “terapia d’iniziativa” (quanto ai farmaci e ai modi di somministrazione lascio libera l’immaginazione del lettore).