COL SENNO DI POI [ADRIANO SITZIA]

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Col senno di poi si azzecca sempre e non si sbaglia mai. Col senno di poi il rischio non esiste, e neppure le incognite o le variabili. Col senno di poi si vince ogni guerra, soprattutto quelle già perdute. Del senno di poi son piene le fosse.
Eh sì, adesso a bocce ferme, qualcuno ha iniziato con la litania del “ve l’avevamo detto”, dimenticando – o dando sembianza di farlo – tutto ciò che è accaduto prima. Del resto, secondo una certa vulgata, diventata con l’andare del tempo “verità” (ovviamente di parte), Soru il megalomane, Soru il solipsista, Soru l’egotico, Soru il tiranno contro il quale perfino la figlia s’è politicamente ribellata, solo quando ha capito che il candidato alla presidenza non sarebbe stato lui ha deciso di “scendere in campo”! Tutto il resto, le imposizioni romane, gli accordi e gli equilibri politici italioti, la parola d’ordine “no pasaran” riesumata dopo novant’anni in Sardegna contro le “falangi” meloniane, a cui tutto deve essere subordinato – ma non la cancellazione delle leggi elettorali liberticide, come quella sarda! – il rifiuto assoluto, categorico delle primarie, nonostante l’articolo 24 (“Elezioni primarie per le cariche monocratiche istituzionali”) dello Statuto del Partito Democratico, e nonostante la insistente richiesta di tenerle, fatta appunto da Soru e da una parte dello stesso PD sardo; tutto questo, dicevo, non conta niente. Tutto inutile: gli ordini romani, in colonia non si discutono! E chi disubbidisce, chi decide in nome della dignità politica dei Sardi, di proporre un’alternativa identitaria a questa ennesima prevaricazione politica romana, è un traditore, uno che sta facendo volutamente il gioco delle destre contro la terra consacrata del “Campo largo”. Ed ecco, allora, affacciarsi la maligna ipotesi del voto disgiunto per favorire le destre. Ipotesi rivelatasi poi priva di ogni fondamento, ma tant’è …!
Invece è calato un silenzio assordante per esempio sulla “gianuaria” inversione a U dei Progressisti dell’ex golden boy della sinistra sarda, Massimo Zedda, che vorrebbe tanto ritornare a Palazzo Bacaredda! Noi siamo per l’unità a prescindere. Certo a pensar male si fa sempre peccato, anche col senno di poi.
Così, dopo una campagna elettorale molto vivace e anche futile, in cui dal Continente tricolore sono venuti a trovarci tutti i big (bubble) dispensando miliardi, promesse e tante c******; e in cui gli elenchi – ahinoi! ben noti – di tutto ciò che in Sardegna non c’è, non va, non funziona, di tutti gli endemici ritardi, di tutte le ataviche arretratezze ecc. ecc. ci sono stati immancabilmente snocciolati, con la solita postilla: “se vinciamo noi, cambierà tutto!!!”; giù piogge torrenziali di banconote del monopoli!!!
Da una parte, a Roma, forse sull’esempio di quanto era accaduto un anno prima ad Oristano, si è pensato bene di risolvere tutto sostituendo il presidente e, invece, riproponendo tutti gli altri. Così, al posto dell’ingombrante Solinas dalla capitale viene imposto l’evidentemente poco amato Sindaco di Cagliari.
Dall’altra il patto di … bronzo PD-M5S ha portato all’imposizione di una pentastellata di origine sarda, fino ad allora poco conosciuta nell’isola ma dal curriculum invidiabile, e soprattutto vicina all’eclettico “avvocato degli Italiani”.
Di fronte a queste armate consolari, imbarcatesi ad Ostia, Soru decide di chiamare a raccolta chi s’era stancato delle solite e vane logiche italiche e del ruolo di ultima ancella a cui la Sardegna italiana è condannata almeno da 160 anni!
Purtroppo i numeri, stavolta, non sono stati quelli attesi. Ma la fiaccola della speranza, quella di una Sardegna soggetto e non assoggettata, non si è ancora spenta.

Che il 25 febbraio 2024 sia l’inizio di un bel cammino verso il futuro dei Sardi!