“Ritornare ad Oristano, che ha dato i natali a mia nonna paterna e che risveglia in me molti ricordi avendo lasciato a pochi chilometri da qui, a Cabras, anche un pezzetto di cuore, mi ha dato tanta gioiosa emozione“. Così venerdì sera ha esordito Maria Daniela Carta, ospite dell’appuntamento letterario mensile nell’ambito del festival culturale ‘Shardano’ presso l’omonimo locale di via Biasi.
Invero si è trattato di una serata letteraria sui generis, perché la straripante verve dell’autrice ha trasformato le risposte a Roberto Rampone, che dialogava con lei, in una curiosa forma di estemporaneo esperimento teatrale in cui lei stessa ha interagito con il pubblico, coinvolgendolo e stimolandolo a intervenire e partecipare all’illustrazione del libro.
Daniela Carta, sassarese di nascita, precocemente creativa – “ho imparato a leggere tardi, ma a scrivere prestissimo“, ha sottolineato – ha però seguito, per ispirazione familiare, un percorso formativo e lavorativo molto distante da quello artistico, avendo frequentato con profitto l’istituto agrario e poi seguito la solita trafila per un posto pubblico. Il lavoro l’ha anche portata a stabilirsi per quasi un ventennio a Nuoro, città a cui rimane sempre molto legata.
“Ad un certo punto però la grande voglia di dare sfogo alla mia inventiva, al mio estro immaginativo è riemersa prepotente, spingendomi nel 2014, raggiunti e anche superati gli …anta, a partecipare ad un corso di tecniche teatrali collegato principalmente all’improvvisazione. Poi l’anno successivo ho deciso di proseguire questa formazione teatrale entrando nella scuola ‘La Volpe Bianca’ di Sassari. Si è trattato di un percorso lungo quattro anni, 1200 ore più altre 400 di tirocinio. Un percorso esperenziale bellissimo tra rappresentazione scenica, interpretazioni e scrittura, muovendomi e spostandomi in ambiti, generi e tematiche anche molto diversi tra loro“.
Fra le tante “cose” fatte Daniela Carta ha voluto ricordare il lavoro dedicato alla santa medievale Hildegarda di Bingen nel Convento di San Pietro in Silki; l’ideazione del personaggio ‘Barbagianni‘, depositato in SIAE; i progetti originali, anche questi depositati in SIAE, ‘Teatrallenando: muscoli in scena‘ (per bambini) e ‘Metroxformance‘ (per adulti e ragazzi).
“Molto importante per la mia formazione e crescita artistica – ha proseguito l’autrice – è stata la mia partecipazione, dal 2017, ad alcuni workshop esperenziali e brevi corsi formativi con la direzione artistica di Enrique Vargas, un regista, ma anche autore e antropologo teatrale colombiano, che ha fondato e ancora dirige il Teatro de Los Sentidos a Barcellona, dove si lavora sul linguaggio e la poetica dei sensi. Con Vargas ed alcuni suoi collaboratori, come Patrizia Menichelli e Gabriel Hernandez, ho potuto approfondire quel particolare rapporto che esiste tra sensi e immaginazione, che poi ho riversato proprio in questo mio ‘Gran Samà’, per anni vero e proprio work in progress, anche in lingua sassarese, prima di diventare libro“.
Che cosa racconta questo Gran Samà? “Beh, narra del viaggio di un veliero di pirati. Ma sono pirati molto particolari: sono tutti animali diversi ma in grado di parlare la stessa lingua, lo stesso linguaggio dei sensi, che poi è quello dell’inclusione“, come ha tenuto a precisare Daniela Carta, ricordando a questo proposito la singolare sollecitazione creativa venutale da un suo amico non vedente dell’UICI di Sassari. Infatti “il signor Cocco mi ripeteva continuamente di inserire nella storia e nella ciurma proprio un personaggio non vedente. Io, francamente, non riuscivo ad immaginarne uno. Questo finché un giorno non mi sono imbattuta in un curioso artropode asiatico, un enorme granchio terrestre che si ciba di noci di cocco e che è pure ladro, nel senso che ha l’abitudine di sottrarre oggetti luccicanti. Così è nato Cocco Grab, il granchio pirata!“.
Nella seconda parte della serata Daniela Carta ha proposto, con la partecipazione del pubblico, alcuni esempi pratici di rappresentazione sensoriale, sia attraverso il commento a più voci di alcune illustrazioni contenute nel libro, opera del grafico Salvatore Palita, sia con una performance in cui ha tradotto sensorialmente il concetto di “empatia”.
‘Il Gran Samà‘ è uscito esattamente un anno fa per i tipi dell’editore sassarese Catartica, che ha pubblicato anche ‘Samà lu mannu‘, un progetto teatrale della stessa Carta e di Roberta Tola, parallelo al ‘Gran Samà‘ e che ha coinvolto per alcuni anni una scuola primaria sassarese con il fine di far conoscere e trasmettere ai ragazzi proprio la locale lingua, che purtroppo è sempre meno utilizzata.




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