Una delle prerogative del sistema pubblico italiano è quella che, per usare la lingua dei più grandi colonizzatori della storia e, dal XX secolo, pure delle scienze, si potrebbe descrivere, tecnicamente, come “undefined temporal dilatation without shortcuts“, ossia, traducendo molto alla buona in dialetto italico, un’infinita dilatazione temporale dei public works senza scorciatoie. In Sardegna questo fenomeno è arcinoto, nel senso che, persino delle “piccole” opere, i tempi di realizzazione, quando va bene (!!!) si allungano almeno del quintuplo rispetto alle previsioni meno ottimistiche. I motivi possono essere i più vari, in pratica tutti quelli che la fantasia riesce a scovare e fors’anco ulteriori!
A Oristano poi, riguardo ai lavori pubblici, occorre inserire anche un’altra fattispecie: quella delle cosiddette opere sfortunate, cioè quelle che, fin dal loro progetto, per una serie infinita di casi negativi, hanno una sorta di destino segnato. Ora, non si sa se il progetto di cui qui si tratterà possa rientrare o meno in quest’ultima categoria: per i tempi italiani ed arborensi infatti è ancora troppo giovane per essere messo nell’ormai affollatissimo gerocomio delle incompiute, o, peggio, per essere esequiato. Tuttavia per l’eccessiva durata del suo gattonamento, qualche forte preoccupazione sulla sua sana e robusta costituzione sta iniziando a sorgere.
Si tratta del progetto di recupero di un’area oggi comunale di circa 2400 mq, nel quartiere Sacro Cuore – ‘Corea‘ per i più “identitari” – esattamente tra le vie Olbia e La Maddalena. Qui un tempo – a cavaliere tra i ’60 ed i ’70 – era sorta una fabbrichetta di manufatti in ceramica. In seguito vi si insediò il laboratorio della C.M.A. e spazio espositivo I.S.O.L.A., prima del loro trasferimento nella piramide di v. Cagliari (primi anni 90). Da allora la struttura, completamente abbandonata, divenne uno sgradevole e pericoloso immondezzaio; problema amplificato dalla presenza di tanto eternit dovuta in particolare alle coperture del capannone e degli altri edifici presenti. Il deterioramento dei muri di cinta, il loro cedimento e le denunce riguardo ai rischi per la salute portarono all’intervento, nel 2015, della magistratura, che mise l’area sotto sequestro.
A questo punto anche il Comune, che peraltro aveva già preso in considerazione un riutilizzo di tale struttura, si è mosso con decisione. Infatti nel 2016, l’allora Giunta Tendas nell’ambito del vasto Progetto ‘Oristano Est‘, che, nel bene e nel male, ha dato ossigeno alla sfiatata economia locale, vi ha inserito pure il recupero dell’ex ceramica per destinarla “a struttura per anziani e supporto alle fasce deboli e alle politiche di integrazione“. L’investimento ipotizzato era di 800.000 euro, di cui però il 50 % di provenienza privata, che, tenuto conto della destinazione, fin da subito è apparso anche a qualcuno di quella maggioranza mera fantascienza. E infatti immediatamente si iniziano ad udire bisbigli su un impiego diverso e più “pratico” dell’area in questione: alloggi popolari. Comunque più o meno contemporaneamente l’ente locale aveva anche avviato le procedure per l’acquisizione dalla RAS della fatiscente struttura; acquisizione che si concretizza proprio allo scadere del mandato dell’Amministrazione Tendas (giugno 2017) al simbolico costo di € 1,00.
L’iter di quel progetto è proseguito anche nella prima fase della Giunta Lutzu. Infatti, nella primavera 2018, il Comune di Oristano pubblica un avviso per la manifestazione d’interesse che però, evidentemente, è passato nell’indifferenza.
A questo punto il recupero dell’ex I.S.O.L.A. scompare per la prima volta e misteriosamente dai radar, come se non a Oristano si trovasse ma di passaggio nel Triangolo delle Bermude. Ma, come misteriosamente era scomparso, altrettanto magicamente, tre anni dopo è riapparso. Infatti si è alla fine dell’estate 2021, quando sempre la Giunta Lutzu, anch’essa a non molti mesi dal termine del suo quinquennato, annuncia di aver approvato un progetto per la realizzazione di sette alloggi di edilizia residenziale pubblica a uno o due piani fuori terra e in due diverse metrature: 60 e 102 mq. Insieme alle case è prevista anche la realizzazione di un’area verde pubblica.
Per l’intera opera si parlò allora di un costo complessivo di circa 1,3 milioni, di cui però 879.000 già disponibili o comunque in arrivo, che avrebbero dovuto coprire anche la radicale bonifica dall’amianto, disseminato in larga parte di quei 2400 mq.
Il nuovo progetto sembrava davvero sul punto di decollare. Magari è pure decollato, così come fece quella squadriglia di Avenger da Fort Lauderdale in Florida alla fine del 1945. Il problema sta nel fatto che, così come quei cinque aerei scomparvero nel nulla del Triangolo delle Bermude, allo stesso modo nel Triangolo di Piazza Eleonora sembra essere scomparso anche il recupero dell’ex ceramica. Ma potete giurarci che quest’ultimo prima o poi – periodo pre-elettorale? – ricomparirà, con una nuova, appariscente, accesa livrea, tale da lasciare molti Oristanesi ancora una volta a bocca spalancata (mi raccomando, attenti alle mosche!).
Una cosa è certa: un’apixedda sulla San Gregorio-Burcei va più veloce delle opere pubbliche di questa città!







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