VOCI NOTTURNE: UNA MINISERIE TV DA RISCOPRIRE [ADRIANO SITZIA]

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La sera mi capita spesso di andare alla disperata ricerca di qualcosa da vedere in tv; qualcosa che non siano i soliti prodotti made in USA o le loro versioni pummarola ncoppa che da tempo riempiono i palinsesti delle nostre emittenti. Così mi sono imbattuto in un titolo che mi suonava familiare e nello stesso tempo immerso in un fitto banco di nebbia: Voci Notturne (1995). Ovviamente ho fatto qualche ricerca per capire di cosa si trattasse. E con mia sorpresa ho scoperto che questa miniserie era stata scritta da Pupi Avati, un cineasta da me molto apprezzato perché è stato ed ancora è un frequentatore molto originale del cinema di genere. Da qui il passo verso la visione è stato molto breve. E se le cinque parti di circa 85 minuti l’una possono apparire forse “pesantine”, una volta abituatomi al loro ritmo narrativo molto anni Settanta, le ho praticamente divorate. Sì perché la vera forza di questo prodotto televisivo non è la regia, piatta e senza particolari guizzi o trovate autoriali, di Fabrizio Laurenti, che farà meglio come documentarista; non è la messinscena, a parte qualche bell’esterno, piuttosto soapoperistica, probabilmente a motivo di un budget disponibile non molto ricco; non è neppure l’incolore prova complessiva del cast, peraltro costituito da eccellenti nomi come Massimo Bonetti, Lorenzo Flaherty, Silvia Cohen, Arnaldo Ninchi, Valeria Fabrizi, Bruno Corazzari, Cesare Barbetti, Renzo Rinaldi – “Ma chi sono io!? Babbo Natale?” del famoso spot – e persino gli allora giovani Stefano Accorsi e Stefania Rocca, oltre al figlio omonimo del grande Jason Robards. No, il vero punto di forza di Voci Notturne è proprio la storia.
Intanto, dal punto di vista narrativo Avati ha costruito una trama molto complessa, dove, dopo il ritrovamento del cadavere sfigurato di un giovane sul greto del Tevere, ad un mistero ne seguono subito altri, tra Roma e gli Stati Uniti, anche perché parallele procedono due indagini; quelle ufficiali degli inquirenti, che vanno in una certa direzione manipulitesca, e quelle portate avanti dal migliore amico della vittima, che invece percorrono ben diversa strada! Indagini che riguardano il primo ponte di Roma antica, il ponte Sublicio, religioni precristiane, in particolare quella etrusca, culti sacrificali, misteri legati al triste destino della comunità ebraica romana nel periodo dell’occupazione nazista, rivelando la certo non comune cultura di Avati. E al centro di tutto questo intreccio l’indecifrabile, inquietante figura di un “grande vecchio”, il misterioso Norberto Sinisgalli che, secondo diversi studiosi, sembra proprio essere parzialmente debitrice alla biografia molto scarna di un personaggio che sta a cavaliere tra storia e mito: l’alchimista Fulcanelli (“Il Mistero delle Cattedrali”, 1926 e “Le Dimore Filosofali”, 1930).
Ovviamente non voglio rivelare più del necessario, ma solo consigliarne la visione soprattutto a chi, come me, è appassionato del genere e ricorda con amara nostalgia non solo “Voci Notturne”, che in effetti vidi anche quando fu trasmesso da Rai Uno nell’ormai lontano 1995, ma anche quei celebri sceneggiati “gotici” Anni 70, di cui gli Avati e Laurenti hanno cercato di riproporre, aggiornandoli, stile e atmosfere.