“Allora com’è andata? Raccontami”, è una breve frase che spesso si sente adoperare o che magari anche qualcuno di noi ha usato. Ed è proprio la frase che, fin dal titolo – appunto “Raccontami” (Edizioni La Zattera, Cagliari 2023) – m’è venuta in mente scorrendo le prime pagine di questo romanzo, le cui “alfa” e “omega” sono proprio l’inizio e la fine della vita del protagonista e narratore, Pietro Murtas. Un’alba della vita segnata insieme dalla tragedia e dal lutto – la funesta scomparsa dei giovani genitori in un notturno incidente stradale – ma anche dal miracolo della incolumità del piccolissimo Pietro, addormentato nei sedili posteriori dell’auto. Un tramonto contraddistinto da quello che, purtroppo, è un destino piuttosto comune – la scoperta di un male letale e il conseguente, nefasto esito – e però insieme il raggiungimento di ciò che può definirsi in un certo qual modo maturità emotiva, che conduce il protagonista ad una placida e appagata accettazione della inevitabile sorte.
Tuttavia con questo romanzo Pietro – Piero per gli amici – Marongiu, giornalista, poeta e scrittore di origine seneghese, non solo vuole offrirci la storia di un bambino, poi adolescente, orfano in un piccolo centro dell’interno sardo negli anni in cui anche nella nostra povera isola iniziava a sentirsi l’inebriante olezzo del “Boom”. Marongiu vuole descriverci quel mondo che proprio il famoso “Boom” avrebbe inesorabimente cancellato. Un mondo duro ma semplice, spietato ma anche protettivo, brizzianamente povero ma ricco, impersonato dal nonno paterno di Pietro, Antoni Murtas, che, con la consorte, tirò su il bimbo. Un mondo che l’ormai attempato narratore non perde occasione per descriverci con dovizia di particolari nelle sue consuetudini, nei suoi mestieri e nei suoi saperi, nella sua storia passata e nelle sue storie e nei suoi miti, nei suoi piccoli e ignari protagonisti, nei suoi stessi sostantivi patrimonio di una lingua, la sarda, che ormai abbiamo messo in un cassetto molto, molto in basso.
“E come portati via si rimane”, scriveva Ungaretti alla fine di una poesia dal significativo titolo: “Nostalgia”(1916). Ecco, anche in Marongiu questa nostalgia sembra agire come delicata ma parlante fonte d’ispirazione per non dimenticare, per non pensare, come purtroppo oggi è comune, che tutto sia iniziato adesso, con noi, lasciando alle teche museali il compito di preservare il passato per i turisti paganti.




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