In una società fittizia ed illusoria, artificiale, divorata dai tarli del consumismo, della tecnologia fine a sé stessa, delle mille sfumature di individualismo, di narcisismo e di carrierismo, e pervasa da una menzognera “cultura” dell’effimero e del virtuale, imbattersi in libri originali, sinceri, intensi, partecipati, coinvolgenti è come un ricostituente dei tempi che furono, perché riesce a riconciliarti almeno con la lettura.
E’ proprio questo il caso dell’opera d’esordio di un giovane – una volta tanto nel vero senso della parola!!! – scrittore, originario di Santu Lussurgiu, Luigi Citroni. Parliamo di “Vite sospese” – solo casualmente omonimo del film di Seltzer del 1992, oltre che di altre opere letterarie e saggistiche – uscito per la casa editrice ghilarzese Iskra nel 2025. Si tratta di una raccolta di 12 racconti, di varia lunghezza, tutti narrati in prima persona, dal protagonista o da un testimone diretto della vicenda; racconti che con terminologia ottocentesca potrebbero essere definiti tranches de vie, anche perché spesso sono ispirati a vicende reali.
Il lettore, episodio dopo episodio, attraversa una sorta di girone dantesco affollato di sofferente umanità, in cui i protagonisti sono soprattutto adolescenti e giovani, di varie epoche, insidiati e spesso – ma per fortuna non sempre! – sopraffatti da nemici subdoli quanto perniciosi: alcool, droga, gioco, emarginazione, povertà, solitudine, sofferenza psichica, altrui prepotenze, usura, violenza, incomunicabilità. Ragazzi cresciuti in contesti familiari e sociali affettivamente carenti, problematici, barchette destinate inscientemente a tentare di stare a galla in balia di quel mare tempestoso, che è la vita! Non a caso una delle storie si intitola proprio “Inferno”, il cui protagonista ci dice d’essere un rassegnato pirobata, cioè “uno dei tanti pellegrini scalzi che camminano sui carboni ardenti di questo mondo”. E c’è pure chi – il protagonista della “Leggerezza del buio” – di fronte alla vita e al mondo circostante si sente come un pugile costretto ad affrontare un avversario di categoria molto superiore, che, ovviamente, gliele suona di santa ragione. Per lui vivere è “uno sbaglio che tutti noi siamo costretti a compiere in un modo o nell’altro”.
Oltre alla sofferenza, che si palesa concretamente soprattutto con la malattia – in molti racconti fa terribile capolino il “brutto male”, che può ridurre il malato ad un “ciuffo chemiotico” (“Pastorale sarda”) – un altro denominatore comune di queste storie è il milieu, l’ambiente, il contesto, in questo caso la dimensione del piccolo centro, della piccola comunità. Un ambiente che, soprattutto nei racconti più indietro nel tempo, è rappresentato con colori scuri e immagini aspre: misero, bigotto, superstizioso, maschilista, violento. Un ambiente in cui tra l’altro la donna appare sempre tristemente relegata e rassegnata ad un ruolo subalterno e ad una vita di m****. “Anna Maria Loi era mia madre. Donna plasmata in una realtà maschilista, padrona di quattro gelide mura di pietra, come tante destinata ad allevare giovani di valore e donne ligie al dovere”: così Maria Satta, protagonista di “Tra le stelle del cielo e le spume delle onde” tratteggia la figura di sua mamma! E, nella Santu Lussurgiu inizio XX secolo, un’altra Maria, la figura centrale del brevissimo “Libera nos a malo”, “viveva nel peccato poiché madre. Poiché la convinsero già da bambina che l’atto del concepimento sapeva di infernale per chi indossasse una sottana, e di eroico per coloro il cui ventre riuscivano a riempirlo esclusivamente di vino”. Non a caso, nel libro di Citroni, risalta spesso – e sempre in relazione con storie al femminile – l’immagine forte e ripulsiva del maschio “voluttoso” caratterizzato dal ventre o dalla pancia enfi di vino e dalla bocca sdentata o con l’alito “aromatizzato da petali di rosa di Santa Lucia”. Un’immagine che rende efficacemente proprio un certo, anzi quel certo tipo di ambiente.
Il racconto conclusivo, “Quel che resta di settembre”, però apre un luminoso spiraglio di luce. E sì perché qualcuno comunque ce l’ha fatta proprio quando stava per andar giù! Ha visto una mano tesa, magari mandata dall’alto, è riuscito ad afferrarla e a tornare sulla riva. E’ riuscito ad essere… il suo miracolo!
Un discorso a parte meriterebbe “Sul far del mattino”. Si tratta infatti di una curiosa incursione di Citroni in territorio noir fantascientifico. Ma, non volendo rovinare il piacere della scoperta ai futuri lettori, preferisco fermarmi qui.
Buona lettura!


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