ORISTANO CAPITALE DELLA NUOVA AGRICOLTURA: SOGNO DI UNA SERATA DI MEZZO GIUGNO? [ADRIANO SITZIA]

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Come le rondini annuncia(va)no l’arrivo della primavera, così l’aumento del numero e della frequenza di convegni, forum, assemblee tematiche, tavole rotonde ecc. annuncia inevitabilmente l’arrivo delle stagioni elettorali. A volte questi sono eventi dichiaratamente politici, altre volte prevalgono più o meno efficaci mimetizzazioni culturali.
Rientra sicuramente nel primo tipo il forum di ieri sera voluto e organizzato dal neonato gruppo consiliare oristanese dei “Progressisti” nel suggestivo scenario del giardino di “Librid” a Palazzo Carta, alla presenza dell’assessore regionale Francesco Agus. Il titolo? “Oristano capitale della nuova agricoltura mediterranea”. Al solo leggerlo m’è sfuggito un sincero “mecoj***!”.
Un titolo che evidentemente è quello di un programma elettorale, come ha ben evidenziato nella sua sintetica relazione introduttiva il consigliere comunale Umberto Marcoli. Prendendo la parola dopo la breve presentazione della collega di gruppo Maria Obinu, Marcoli, agronomo ma soprattutto discendente da una famiglia di imprenditori agricoli, ha infatti ricordato lo stretto e storico legame con la terra di questo territorio, protagonista fin dagli inizi del Novecento della epocale trasformazione dell’agricoltura sarda grazie alle bonifiche, alla realizzazione della grande diga di Santa Chiara e alle imponenti opere di canalizzazione. “Così come allora, – ha proseguito Marcoli – anche oggi Oristano deve essere protagonista portando avanti una nuova idea e un nuovo sogno legati alla terra. Un’agricoltura insomma che deve dare non più sopravvivenza ma dignità innanzitutto reddituale a chi la lavora e ci investe, e che deve essere al passo con le trasformazioni a livello globale e con le nuove sfide che i mercati lanciano ogni santo giorno”.
Una di queste sfide adesso è senza dubbio quella energetica, per la quale Marcoli suggerisce la creazione di una comunità energetica provinciale tra imprenditori agricoli.
Gli interventi successivi, quello del professore Costantino Palmas, entomologo e già sindaco di Settimo San Pietro, e di Eleonora Marongiu, coordinatrice del distretto rurale “Giudicato d’Arborea”, hanno messo l’accento sull’importanza del coinvolgimento delle generazioni di giovani e giovanissimi nelle tematiche legate alla terra e ai suoi frutti. Palmas ha parlato dei progetti “Lavoro insieme” e “Terre ritrovate” riguardanti la regione del Gerrei, che hanno permesso, tra le altre cose, la riscoperta proprio da parte di molti giovani, spesso scoraggiati e depressi, delle attività agricole come fonte di crescita individuale e di reddito, puntando su produzioni di nicchia (zafferano, miele, determinati tipi di formaggio ecc.), oltre a dare un aiuto importante alla promozione di una zona marginalizzata nonostante le sue potenzialità paesaggistiche e storico-culturali.
Da parte sua Marongiu ha rimarcato soprattutto il lavoro fatto in molte scuole per portare i ragazzi e i loro stessi palati, abituati al cibo e ai piatti “industriali”, alla conoscenza e all’assaggio dei prodotti tradizionali, di quelli che oggi sono definiti “sapori di una volta”!
Tra gli interventi, particolarmente interessante quello di Elisabetta Falchi, agronoma, amministratrice dell’omonima storica azienda risicola oristanese e, last but not least, per tre anni (2014-2017) assessora regionale all’agricoltura nella Giunta Pigliaru. La dottoressa Falchi ha incentrato il suo intervento proprio sulle difficoltà della risicoltura, in cui l’Italia primeggia a livello europeo e Oristano in ambito sardo (circa 3800 ettari di risaie). Difficoltà che si chiamano concorrenza asiatica, con prodotti i cui standard qualitativi e sanitari sono lontani da quelli italiani; costi di produzione (concimi, carburante agricolo ecc.) e di trasporto sempre più elevati; difficoltà, soprattutto in certi periodi dell’anno, a movimentare la merce verso i mercati continentali; danni sempre maggiori da parte della fauna selvatica e, per quanto riguarda il riso, in particolare dei fenicotteri… ecc. Da ciò l’importanza determinante di un attento e costruttivo supporto istituzionale!
Guido Tendas, ultimo sindaco progressista di Oristano, ha voluto ricordare l’istituzione durante la sua amministrazione (2012-2017) dell’assessorato comunale all’agricoltura, che, affidato nei primi anni a Tore Scintu, noto imprenditore agricolo – serricoltura – ha affrontato specificamente quelle problematiche in cui l’Ente comunale ha rilevanti competenze: le strade vicinali, gli orti urbani, le “rogne” legate in particolare alle zone HI4, cioè quelle classificate ad elevatissima – ma a volte remota – pericolosità idraulica, l’apertura del nuovo mercato ortofrutticolo all’ingrosso.
Come sua consolidata abitudine il professore Tendas ci ha anche tenuto ad appuntarsi al petto una, anzi l’ennesima medaglia, stavolta “al valor ecologico”: quella della convenzione con la “San Quirico Solar Power”, che voleva realizzare in un’area già di proprietà ASL una, per l’epoca, innovativa centrale solare termodinamica. Questo progetto sollevò immediatamente un acceso dibattito, anche perché i vantaggi per la comunità furono considerati, da molte persone, anche di quella maggioranza, assolutamente insufficienti a fronte della realizzazione di un grosso impianto industriale in piena campagna, con tutte le conseguenze del caso. Ciò portò alla dichiarazione di decadenza della stessa convenzione da parte della successiva amministrazione e al blocco del progetto, con l’apertura di una battaglia legale a suon di ricorsi e controricorsi al TAR e al Consiglio di Stato. E’ di questi giorni la notizia che il Consiglio di Stato si sarebbe pronunciato favorevolmente alle istanze della “San Quirico S. P.”.
Secondo l’ex primo cittadino proprio azioni amministrative come questa possono dare significativi e positivi contributi e impulsi alla rivoluzione green.
Ha voluto dire la sua anche il consigliere comunale dei “Progressisti” Giuseppe Obinu. Secondo Obinu “Oristano non deve più limitarsi a una città che ha dell’agricoltura; deve invece elevarla al ruolo di motore del suo sviluppo e del futuro con l’ambizione di diventare vera e propria capitale dell’agricoltura sarda e mediterranea”.
A questo può contribuire proprio il Comune di Oristano per esempio con un nuovo mercato civico dedicato al “chilometro zero”; con le mense scolastiche in cui i prodotti del territorio siano l’unica materia prima; con una rinnovata attenzione nei confronti del Tirso, non più confine-barriera ma grande via d’acqua di unione e di sviluppo, dando finalmente gambe al progetto del parco fluviale, di cui tanto e tanto a lungo si è parlato.
Ha chiuso i lavori l’assessore regionale Francesco Agus. Politico di lungo e consolidato mestiere, nonostante la relativamente giovane età (43 anni), Agus ha subito eseguito una sviolinata alla città di Eleonora: infatti secondo l’assessore, proprio nel caso di Oristano il possibile ruolo di “capitale” per quanto riguarda il settore agricolo poggia su solide basi, che si chiamano storia, competenze, strutture e capacità imprenditoriali, tradizione.
Agus ha poi riservato un ampio spazio del suo intervento alla trasformazione innanzitutto sociale che sta interessando il nostro mondo e che determinerà il suo e nostro futuro. “Prima il problema di gran parte della popolazione era quello della sopravvivenza, del procurarsi cibo. Negli ultimissimi decenni la direzione della freccia si è spostata verso la qualità di ciò che si mangia, la sua bontà”. Dunque non più un’agricoltura solo intensiva o industriale, quanto anche un’agricoltura specializzata qualitativamente, che coniughi tradizione, competenze, conoscenze e nuove tecnologie. Un’agricoltura in grado di attrarre anche quelle generazioni più giovani, che hanno lasciato la Sardegna per formarsi professionalmente e che, in presenza di determinate condizioni, potrebbero decidere di tornare, di investire nuovamente nella e sulla loro isola.
Un’isola “colpita in maniera anomala rispetto alla stessa drammatica situazione italiana, da quei fenomeni di denatalità, di spopolamento e di desertificazione che, nei prossimi decenni, possono trasformare in fantasmi decine e decine di centri abitati, soprattutto nella sua parte centrale; fenomeni i cui effetti solo agendo su redditività, servizi e prospettive di futuro, possono essere almeno in parte contenuti e gestiti”.
Agus si è anche soffermato sul problema idrico e su quello della spendita rapida ed efficace dei finanziamenti disponibili. Sull’acqua il grande problema è quello della dispersione della risorsa: nel percorso dal bacino all’utenza va perso il 40-50 % dell’acqua! Occorre concentrare tanti investimenti per ridurre al minimo queste perdite, che, in una fase climatica come quella che stiamo attraversando, piena di incertezze e di eventi imprevedibili, non possiamo più accettare!
Per quanto riguarda le risorse finanziarie, Agus ha sottolineato il fatto che le priorità dell’Unione Europea stanno mutando. Ciò può significare, anche a breve termine, un taglio delle risorse destinate alle politiche agricole. Allora bisogna spendere subito e bene ciò che si ha, concentrando le risorse su opere strategiche e su investimenti che diano effettive e misurabili ricadute sul territorio in termini reddituali, occupazionali e di sviluppo. “Bella senza dubbio la piazza del paese rifatta a nuovo magari pure con una elegante fontana; bella la nuova pavimentazione della strada principale. Ma se tra qualche anno nelle comode panchine della piazza non si siederà più nessuno, se alla fontana nessuno si fermerà a bere, o se nel corso principale non ci passeggerà più nessuno!?”, ha concluso l’assessore.
Mah!
E campagna elettorale sia!
Prosit!

Francesco Agus e, seduta accanto, Maria Obinu
Ancora Francesco Agus con Maria Obinu e un attento Umberto Marcoli.